Fare vino su un vulcano
16 marzo 2022
L’impronta nei vini di Tenuta di Castellaro

La viticoltura sulle pendici di un vulcano è ostica, ma se si lavora con cognizione e lungimiranza, comprendendo l’enorme opportunità che rappresenta, i sacrifici sono ampiamente ricompensati.

I suoli vulcanici non sono tutti uguali, per distinguerli occorre cominciare a valutarne l’età relativa e la composizione, per determinare se sono costituiti da lave, roccia, oppure da ceneri, sabbie e argille. Anche le condizioni pedoclimatiche sono diverse nelle varie zone vulcaniche.

Quello di cui siamo certi è che il terroir è unico e non si può replicare, di conseguenza i vini prodotti in questo preciso angolo di mondo aspro e affascinante resteranno irripetibili.

L’azienda si trova sull’isola di Lipari, la più grande delle isole Eolie, situata nel settore centrale dell’arcipelago vulcanico, immediatamente a nord di Vulcano e a sud di Salina. In sostanza, è costituita dalla sommità emersa di un vulcano alto 1600 metri (monte Chirica, nella zona settentrionale dell’isola). Si tratta di un sistema vulcanico esplosivo tuttora attivo, anche se quiescente. Nel corso della sua lunga vita l’isola è stata modellata dall’alternarsi delle eruzioni che la edificavano e dalle ripetute variazioni del livello del mare che contribuivano a modificarne il perimetro sia con l’erosione sia con depositi di sedimentazione marina in cui sono presenti

fossili. Le rocce più antiche affioranti sull'isola hanno un'età di 223.000 anni, quelle più giovani risalgono al XIII secolo d.C. (Monte Pilato e Forgia Vecchia).

A forgiare quest’isola è stato il fuoco del vulcano, che con le sue eruzioni ha scagliato bombe di lava e nuvole di gas cariche di ceneri.

Durante l’ultima eruzione sul Monte Pelato, avvenuta nell’alto medioevo, il vulcano emise un’enorme quantità di bianchissime pomici, lanciate a grande altezza. Esse, ricadendo all’intorno, formarono un accumulo dello spessore di centinaia di metri, che ha alimentato un’industria estrattiva che, soprattutto negli ultimi secoli, ha costituito una delle maggiori risorse dell’isola di Lipari.

Il ciclo eruttivo si è concluso con un’enorme colata di ossidiana, quella delle Rocche Rosse, tracimata dal grande cono di pomici riolitiche, che ha raggiunto il mare Tirreno a Punta Castagna. I blocchi scuri di ossidiana vicini alle vigne hanno il potere di attirare i raggi solari; il clima caldo, secco e ventilato regala un perfetto grado zuccherino ed un'aromaticità che permette al passito della Tenuta di Castellaro di esprimere al meglio l'intensità di questo luogo. Vigna Cappero è un classico esempio di viticoltura eroica dove 7000 metri quadrati di Malvasia delle Lipari e Corinto, perfettamente bilanciati per la produzione della DOC (95% Malvasia delle Lipari e 5% Corinto) sono coltivati su terrazzamenti realizzati con pietra lavica, che sorreggono un terreno di sabbia e frammenti a base pomicea.

I vigneti sull’isola di Lipari sono necessariamente piccoli appezzamenti aggrappati strenuamente a lingue di lava fredda (molto diverse tra loro per composizione), incastrati tra il mare e il pendio: scampoli di terra vulcanica dove l’uomo e la vite fronteggiano una natura aspra dando vita ad una produzione di nicchia con caratteristiche uniche.

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